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L’arte dell’Ironia

Mi rendo conto che leggendo questo blog, si possa aver sviluppato nel tempo l’idea di un Francesco Triste, infelice e malinconico, propenso alla depressione e tendente al percepirsi come un entità completamente separata dal resto del mondo, incompreso e odiato e di tanto in tanto, con una propensione verso all’ottimismo e alla voglia di costruire.
Al contrario, chi con me ci studia, ci lavora e ci ragiona, ha un opinione profondamente diversa: Ironico, amante del nosense e di tutto quello che provoca fastidio e confusione nell’interlocutore, spensierato, allegro, amante delle scienze e appassionato di qualsiasi cosa possa essere grottesco e strano, amante di notizie strane da ama raccontare per suscitare stupore.

Entrambi questi mondi (a parte qualche eccezione) si ignorano a vicenda, non sospettando che in realtà io sia un collage di due modi completamente opposti di esistere. Una sorta di doppia personalità che vivono a fasi alterne, che colgono aspetti diversi della vita, in una sorta di osmosi che si traduce nel riproporre la stessa tematica in salse completamente nuove.

Ho sempre avuto un’idea ben precisa di ironia e di umorismo, molto spesso mi sono ispirato all’umorismo di tipo Pirandelliano: Un umorismo a tratti drammatico, molto vicino al black Humor. Mi piace scherzare citando, imitando e riproponendo qualcosa che ho letto e apprezzato in passato. Mi piace parlare di storia, di chimica e di letteratura ridicolizzando e beffeggiando gli argomenti, trasformandoli in storielle assurde e divertenti, divertendomi (tra l’altro) da morire nel vedere le espressioni perplesse delle persone che, giustamente, si chiedono se il mi stato di salute mentale sia buono.
Molto spesso tematiche affrontare scherzosamente diventano per me argomenti seri, materia su cui elaborare e trarre delle conclusioni non indifferenti.

Per me l’ironia è uno strumento estremamente potente, in grado di spiazzare le persone e metterle di fronte alla realtà della vita: “Niente è da manuale, niente è teorico, ma puoi trovarti di fronte qualcuno che ti sta dicendo una sciocchezza in modo convincente e se non te ne rendi conto, rischi di fare brutte figure

Perché non c’è niente di più divertente che improvvisare un fatto, con dettagli annessi e connessi, e leggere il terrore negli occhi dell’altro, tant’è che spesso non vengo nemmeno preso sul serio. E la cosa mi sta bene. Chi mai vorrebbe essere costantemente preso sul serio ? A volte non sarebbe bello poter parlare liberamente e lasciare agli altri di decidere quanto di quello che è stato detto sia vero ? La cosa veramente bella però è sapere che alcune persone imparano a conoscerti e a distinguere il confine tra la mia ironia e la mia realtà, diventando essi stessi parte del mio mondo meta-ludico, basato sull’arte dell’ironia improvvisata e dell’assurdo.

ora però vi rigiro il tema. Che tipo di Ironia avete ?

Perché scrivere

Non bisognerebbe mai chiedere a qualcuno perché scrive. Scrivere è un’attitudine. La scrittura è un mezzo. La scrittura è un bisogno primario. Esistono una marea di definizioni, e tutte poeticamente belle e cariche di significato. l’unica vera definizione è che la scrittura è fondamentalmente è un’istinto, una necessità, è l’essere i carpentieri della parola. E’ la voglia matta di costruire enormi e incredibili torri fatte di parole capaci di far sorridere, emozionare e meravigliare. Il gusto della ricerca e della composizione.

Non bisognerebbe mai chiedere perché qualcuno scrive, ma bisognerebbe chiedere per chi scrive. Io ho sempre scritto per due motivi. Per me e per gli altri. Ho scritto per me perché ci sono cose che per poter essere espresse richiedono giorni e giorni di riflessioni, accompagnate da un rigurgito letterario che porta a mettere nero su bianco in maniera completamente diversa il chiodo fisso che ti si era fissato in testa e ho scritto per gli altri. Ho scritto per persone specifiche, per quelle persone che ti si piazzano da qualche parte dentro di te e diventano il motore di te stesso.

Non scrivo con nessuna presunzione. Scrivo e basta.