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Come ti vorrei

ti ho scritto una lettera
e l’ho buttata via
come ti vorrei
scende la sera
e il cielo imbarazzato
arrossisce di vergogna
come ti vorrei
guardo dentro me
e vedo solo te
mi basta un tuo sorriso
uno soltanto
per sentirmi bene
per mesi … mesi
in quel sorriso
c’è tutta la bellezza del mondo
anche di più
ti ho scritto una lettera
e l’ho buttata via
come ti vorrei
per il momento
quando mi sento solo
io mi accontento
di confidare il tuo nome
alle pareti, a voce alta
come se fossi qui
nei risvegli dell’estate
nelle sere tristi d’autunno
negli inverni del cuore
nelle primavere
così lontane, così vicine che …
non è mai abbastanza
come ti vorrei
mi basta un tuo sorriso
uno soltanto
per sentirmi bene
per mesi … mesi
in quel sorriso
c’è tutta la bellezza del mondo
anche di più
come ti vorrei
ma per quanto io cerchi
fra milioni di parole
vorrei dirti cose
così semplici che …
che quasi sempre
preferisco stare zitto

 

Pierpaolo Capovilla  -Come Ti Vorrei



Gioia

Gioia una canzone di Tommaso Primo.
Gioia ca’ ‘a sera arriva ‘ngopp’ ‘o barcone
pazzea cu’ l’acqua ‘e mare
e trase ‘ndo core acciso de’ perzone
‘ngopp ‘a stu munno amaro
Gioia che ‘a sera trase dinto a nu vascio
‘nzieme ‘e suonne, ‘nzieme ‘e paure
e chi ‘a notte tene l’arraggio
e po’ fa capa e muro
Gioia ca’ cade ‘a cielo comme ‘na stella
e canta ‘a nonna nonna
e fuje ‘a ‘nde penziere da ‘cchiù bella
quanno s’aiza ‘a gonna
Gioia ‘e chi ‘a notte nun ‘ffa ‘cchiù ‘o mestiere
e cerca chiano ‘e scalà ‘o funno
‘ngopp’ ‘a sti vicole de’ quartieri
sta chi vò cagnà ‘o munno

Gioo-o-ia,
ca’ vene e se ne va
ascarfa ‘nzieme ‘o sole
chi nun sente ‘cchiù dolore
Gioo-o-ia,
p’ ‘e strade e p’ ‘e città
s’ammesca cu ‘e parole
‘e chi te dice ammore

Gioia ‘e chi aderoppo tiempo trova ‘a fatica
‘e po’ crescere ‘e figlie
Gioia ‘e chi se sceta e tene n’amico
che glie da nu’ cunsiglio
Gioia ‘e chi se vasa sott’a luna
allucca forte ammore mio
‘e chi fa pace cu’ ‘a fortuna
e ‘a notte ‘ncontra ‘a ‘Ddio

Gioo-o-ia,
ca’ vene e se ne va
appriesso ‘a chi conta ‘e storie
e bell’ ‘e ‘bbuono more
Gio-o-ia,
è un figlio che verrà
l’allucco chieno ‘e foja
‘e chi ce crede ancora
Gioia ‘e chi se ne fotte
‘e tutte ‘e ghiuorne votta a campà
chi capisce pe’ primmo che ‘a vita ce sfotte
e po’ … vò sulo pazzià…
Gioia ‘e chi se spoglia annure
abbraccia ‘a ‘ggente pe’ ‘nmiezo ‘e ‘vvie
Gioia ‘e chi nun tene paura do’ scuro
e dice chesta ‘e ‘a casa mia

Adounabi kén deukoufi ,
lo fi guisse dafay diekh.
Sofi guisse koula beugue,
kou la beugue nguir yallah,
Japaleko mou japalela,
nguene anda sey mou nekh
lo fi guisse dafaye diekhe, dafay diekh, dafay diekh

Gioo-o-ia,
‘e chi nun sape che ‘ffa
aspetta tutt’ ‘e notte ‘e te tenè vicino
e po-o-o,
appriesso ‘o suonno va
vedendo te ca’ tuorne ‘nda luce da matina

L’arte della felicità: Come andare al cinema e ritrovarsi con un gioiello tra le mani.

Fin quando i musicisti guideranno i taxi, fin quando i poeti serviranno ai tavoli, fin quando i migliori saranno al soldo dei peggiori…allora stiamo andando dritti verso l’apocalisse.

Piccolo manuale della felicità. Così descriverei L’arte della Felicità, film di Alessandro Rak, che ho avuto il piacere (e l’onore di vedere). Una Napoli triste, piovosa, piena di cumuli di immondizia e una storia.

Sergio Cometa, un ex- musicista che ha ereditato la licenza dello zio. Un uomo perso, senza più una direzione, privo dell’unica stella che gli segnava il cammino, suo fratello Alfredo, che ha lasciato tutto per seguire il Buddismo. Un uomo che vive con il rimpianto di non aver potuto esaudire il sogno di diventare musicista con il fratello.

Ma una serie di incontri, pittoreschi, belli ed emozionanti non fanno altro che indirizzare Sergio verso l’unica direzione che si era rifiutato di percorre, portandolo finalmente a prendere le redini della sua vita in un impulso esistenziale che lo riporterà ad essere felice.

Un film disegnato bene, raccontato in maniera incredibile ed emozionante, con una colonna sonora da brividi. Un film che ho visto senza sapere nulla della trama, sapendo che il disegnatore aveva curato la grafica dei due album della band napoletana Foja (di cui possiamo ascoltare alcune tracce), e ritrovarmi lì, in quel cinema è stata un’illuminazione. E’ un po’ come quando incontri un vecchio amico che non vedi da una vita e ti ricordi dei momenti belli che hai passato con lui e ti viene voglia di riaverli, una sorta di carburante per l’anima. E’ esattamente la tisana di cui hai bisogno quando sei stanco e l’unica cosa che vuoi e riposarti, sorseggiare qualcosa di caldo e che ti dia un piacere sottile, che riscalda le membra.

Si possono dire tante cose sull’ arte della felicità. Ma credo che per me è il film che avrei dovuto vedere. Un film che ti pone domande non semplici come “Cos’è la felicita ?” “Come la si raggiunge ?” “qual’è il segreto della felicità ?” Interrogativi esistenziali, perché in effetti siamo tutti dei tassisti perduti che caricano passeggeri, infelici, allegri, malinconici, che ci raccontano la loro vita, ma non hanno nemmeno un riguardo di noi.  Abbiamo tutti la sensazione di essere un po’ impantanati in una città piovosa piena di rifiuti, che non ci da scampo alla ricerca di noi stessi.  Eppure, possiamo tornare a vedere il sole, possiamo riscoprirci e imparare ad essere felici. E il film prova a darti delle risposte semplici, forse basilari ma che tendiamo a dimenticare perché vivere in una società che identifica la nostra identità con le cose che possediamo ci porta a dimenticare il concetto semplice quanto profondo di felicità intesa come bene collettivo perché, come dice Alfredo Cometa:

Noi siamo vasi comunicanti, devi cercare di essere felice. Fallo per il mio bene

Esperimenti linguistici

Ho sempre trovato affascinante il dialetto Napoletano e ho sempre notato delle sfumature di significato che non possono essere tradotti in italiano. Concetti, molti noti, molti più di nicchia ma che comunque rendono questa lingua (perché è fondamentalmente una lingua) una delle più affascinanti.

Così ho provato a scrivere in Napoletano, con tutte le limitazioni legate all’ortografia (ho cercato dappertutto, ma mi sono dovuto affidare un po’ alla memoria e  un po’ a quel po’ che c’era in giro).

Spero apprezzerete 🙂

‘Na jatta

Comm a ‘na jatta,

sott a chesta neve,

cu doje uocchie

ca so’ doje sul,

tu me guarde,

io nun saccie che fa.

Me siente alluccà

o’ nomm tuoje

e je me sento

senza nu’ mare.

Umanità

Oggi ho voglia di condividere con voi un monologo tratto dal film “Waking Life“. Un film complesso, profondo, magico, capace di far riflettere e stupire. Spero apprezzerete !

Per esaminare i punti salienti dello sviluppo umano dobbiamo prima esaminare l’evoluzione dell’organismo e poi di conseguenza lo sviluppo della sua interazione con l’ambiente. L’evoluzione dell’organismo comincia con l’evoluzione della vita procede attraverso l’ominide per arrivare all’evoluzione dell’umanità: l’uomo di Neanderthal e di Cro-magnon. Allora l’aspetto interessante è che qui siamo davanti a tre direttrici: una biologica, una antropologica, lo sviluppo di città e culture, e una culturale cioè l’espressione umana. Allora qui di parla di evoluzione delle popolazioni e non tanto dell’evoluzione degli individui; se inoltre consideriamo la cronologia di questi eventi, 2 miliardi di anni per la vita, 6 milioni di anni per l’ominide, 100 mila anni per l’umanità che conosciamo, cominciamo a vedere la natura restringente del modello evoluzionistico. Allora quando arriviamo poi all’agricoltura, alla rivoluzione scientifica, alla rivoluzione industriale parliamo di 10 mila anni, di 400 anni, di 150 anni e vediamo un ulteriore riduzione dei tempi dell’evoluzione. Questo vuol dire che siamo nel mezzo di una nuova evoluzione e questa si restringe a tal punto che noi potremmo vederla manifestarsi durante la nostra vita, nel corso di una generazione.
La nuova evoluzione nasce dall’informazione, da due tipi di informazione: digitale e analogica. La digitale, è l’intelligenza artificiale; l’analogica deriva dalla biologia molecolare, dalla clonazione dell’organismo, e le due si incontrano nella neurobiologia.
Prima secondo il vecchio modello evoluzionistico un essere moriva e un altro cresceva e dominava. Ma nel nuovo paradigma coesistono l’un l’altro, in mutuo sostegno, non in competizione, capito, cioè indipendenti dall’esterno.
E l’aspetto interessante è che l’evoluzione diventa un processo incentrato sull’individuo, che nasce dai bisogni e dai desideri dell’individuo, e non un processo esterno, un processo passivo, in cui l’individuo è alla mercé della collettività. Allora questo produce un neo-uomo, d’accordo, con una nuova individualità, una nuova consapevolezza. Ma questo è solo l’inizio del ciclo evolutivo, perché la fase seguente verrà influenzata da questa nuova intelligenza; e mentre l’intelligenza si somma all’intelligenza, e la capacità alla capacità, la velocità aumenta, aumenta fino a raggiungere un crescendo, in un certo senso si potrebbe immaginare quasi come una istantanea realizzazione delle potenzialità, quelle umane e neo-umane, ma anche qualcosa di diverso: potrebbe essere l’amplificazione dell’individuo, la moltiplicazione dell’esistenza individuali, dell’esistenze parallele, in pratica con un individuo non più limitato dal tempo o dallo spazio. E le manifestazioni di questo tipo di evoluzione, quella neo-umana, le manifestazioni potrebbero essere tutt’altro che intuitive ed è questa la parte interessante.
La vecchia evoluzione è fredda, sterile, e si manifesta attraverso l’adattamento sociale. Parliamo di parassitismo, di predominio, di moralità, di guerre, di predazioni..Tutto questo subirà una sdrammatizzazione, tutto questo subirà un’involuzione.
Il nuovo paradigma evoluzionistico ci offrirà i tratti umani della verità, della lealtà, della giustizia, della libertà. Queste saranno le manifestazioni della nuova evoluzione, ed è questo che speriamo di vedere, sarebbe molto bello.