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Ero in Piena crisi. Confusione,paura,totale sviluppo del mio essere, e stavo adempiendo al mio dovere di umano: Ritrovarmi. Stavo imparando tante cose (su di me e sul mondo) cose che mi stavano aiutando a migliorare la qualità della mia vita interiore e che , potenzialmente, potevano aiutare le altre persone. Volevo mettere tutto nero su bianco perché volevo lasciare qualcosa, perché non volevo dimenticare.

Poi un giorno mi hanno consigliato di scrivere i miei pensieri in quadernino e così i primi di gennaio ne presi uno e iniziai. Mi diedi un Ri-benvenuto a me.

Oggi sto bene ma dentro di me, nei reconditi angoli della mia mente, c’è ancora un po’ di paura. Paura di sbagliare, di ritornare ad essere quel guscio umano. Avevo bisogno di un ancora, il quadernino.

“Ricordo perché ho pensato questa cosa” Mi dicevo mentre lo rileggevo. “ Si, questo me lo dico ancora” continuavo…tutto era lì…alcune delle mie risposte, della mia gioia e della mia felicità.

Tutto e in quelle pagine, conservato con cura dall’inchiostro e dalla carta e non buttato in un server. Lasciato morire per sempre, senza alcuna utilità.

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Chiralità

In chimica si definisce un molecola chirale quando non è sovrapponibile alla sua immagine speculare.La chimica di tali composti è fondamentale e  altamente studiata e sono moltissime le tecniche che ci permettono di ottenere una forma chirale completamente pura poiché l’applicazioni di queste molecole sono innumerevoli e sorprendenti. Basti considerare che alcune di queste molecole sono impiegate come medicine e possono diventare veleno se si considera la forma enantiomerica sbagliata (cioè la molecola speculare alla sua immagine), basti considerare che la stessa parola Farmaco deriva da Pharmakon, che ha proprio il duplice significato di Veleno e di Medicina.

Ma si può dire lo stesso dell’anima ? E’ possibile distinguere nell’anima una sua chiralità ?
Che sia questo il motivo della sua dualità ? Cosa spinge le persone a stravolgere completamente la propria vita, percorrendo una strada apposta alla precedente in seguito a una qualche sorta di evento ? Che ci spinge a fare gesti folli improvvisi e, per gli altri, inspiegabili ? Che l’anima possa essere sia un veleno che una medicina ? Che possa renderci malvagi, diabolici e cattivi e nello stesso momento, dei santi, dei buoni e angelici ? Che sia questo in realtà l’amore ? la ricerca dell’anima su cui sovrapporre la nostra ? L’anima che sia per noi un farmaco ?
Siamo in realtà esseri duali, incapaci di essere degli estremi, ma di essere invece capaci di interconvertirsi in continuazione tra le due forme, e (qualche volta, grazie a qualcuno o a qualcosa) riuscire a raggiungere la stabilità tra le due forme di poter trarne il meglio tra le nostre due forme grazie a quell’anima che riesce a sovrapporsi perfettamente a noi…facendoci sentire…perfetti.

movimenti interni dell’anima

Sono le 14:32 di Domenica pomeriggio e mi lascio avvolgere dal tepore. L’aria condizionata sibila e sputa aria calda, alimentando la sensazione di quiete che si respira nell’aria  Un sole splendente penetra nella mia stanza, in perfetto contrasto con il freddo pungente ed il forte vento che scuota gli alberi che si trovano proprio vinco al mio balcone.

Leggo. Le parole semplici e potenti mi entrano dentro e mi trascinano e io permetto loro di portarmi dove vogliono. Leggo “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman e non posso fare a meno di apprezzare l’eleganza del suo stile. Erano anni che desideravo leggere questo libro e adesso ne ho finalmente la possibilità. Avrò letto a malapena 50 pagine ed è già riuscito a colpirmi. Ho già capito che sarà uno di quei libri che ricorderò con affetto e che lascerà una traccia indelebile in me. Tra le tante parole, incastrate tra loro una frase mi atterrisce e si condensa in me

“Considero i rapporti degli altri con me. Per quanto poco sia, qui non c’è nessuno che abbia comprensione di me nel mio complesso.” E questa frase riecheggia come se fosse stata urlata in una grotta.

Che sia vero anche per me ?
Ho riflettuto spesso su questa frase, sull’impressione che suscito nelle persone e sono quasi certo che molte delle persone che si reputano mie amiche non sappiano veramente cosa mi passi per la testa, E “per la testa” Non intendo i miei pensieri. Sto parlando dei movimenti interni dell’anima, sto parlando delle angosce, delle paure, delle semplici riflessioni quotidiane. Mi riferisco a tutta quella vasta gamma di percezioni che costituiscono un individuo.

Allora ho iniziato a rispolverare i libri importanti e sono arrivato alla conclusione che forse è tutta una questione di percezioni e di cosa noi lasciamo trapelare di noi. per alcuni sono semplicemente geloso di me stesso, qualcuno direbbe una sorta di Narciso, ma per essere tale si presuppone come condizione necessaria un’amore spropositato verso se stessi. E io non credo di amarmi. Non ho mai avuto stima di me, non mi sono mai ritenuto niente di speciale e non ho mai agito pensando di meritarmi qualcosa. Non ho mai agito pensando di pretendere mai niente, lasciandomi così il dubbio se io abbia il diritto di aspettarmi qualcosa di più che delle solite circostanze, delle solite conferme e delle solite inevitabili situazioni che, come un loop, si ripetono incessantemente, della desertificazione che ormai si espande intorno a me.

Riallineamenti sensoriali.

E’ quasi un mese che non scrivo. E’ quasi un mese che non incateno le parole, che non elaboro, che non penso….non mi guardo attorno. In questo periodo mi sono letteralmente immerso in un’altra vita, ho avuto un’altro stile di vita, ho vissuto in un’altro posto. Ho quasi avuto un’altro nome. In pratica per un po’ non sono stato io, ed è difficile tornare ad esserlo.

Sono arrivato alla conclusione che a volte abbiamo bisogno di non essere noi. Di separarci da noi, fare altro vivere una delle moltitudini vite possibili che il megaverso può proporci. Il motivo ? Capire.

Provo a capirmi guardandomi dentro e vedo caos. Vedo un mondo sconvolto da cataclismi spaventosi, vedo le fondamenta di tutto esplodere e cadere su se stessi, come edifici fatti saltare in aria. Vedo il buio e la luce. Vedo troppa rabbia. Troppa. Vedo tante di quelle cose che elencarle sarebbe noioso e provo a sistemarlo con il nastro adesivo, ma questo non fa che alimentare la sensazione che sia tutto in un nuovo precario equilibrio.

Ed è questo caos, Questa confusione che porta la mia mente ad un nuovo riallineamento sensoriale. un nuovo modo che la mia mente si collega alla mia anima e al mio spirito per interpretare la miriade di segnali che ricevo dall’esterno, un nuovo stato esistenziale…una nuova coscienza ?

Mi fermo e mi chiedo: Dove porterà questo ?

beh forse sto delirando.