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Vaffanculo

Ci sono momenti in cui ti guardi nello specchio di un pub, sei da solo, con i pensieri addosso e i problemi alle calcagna. Ed è in quel momento in cui si rompe qualcosa dentro di te, un sistema di forze in equilibrio perturbato. E l’unica cosa che ti viene da dire è vaffanculo.

 

Vaffanculo a chi si ritiene VIP su un social network e si ritiene in grado di poter giudicare gli altri dall’alto dei loro follower e dei loro like. Cosa fate di realmente costruttivo per la società a parte martirizzare il primo VIP deceduto ?

Vaffanculo a chi sembra disinteressato a quello che dici: ascolto ogni fottuta cosa che avete da dirmi e fate almeno di finta di interessarvi di me.

Un vaffanculo a chi ti da del criminale per una questione di idee politiche. “Sei omertoso con quelli che hanno distrutto il paese” vai a farti fottere, eravamo dalla stessa parte e mi chiamavi “compagno” cos’è all’improvviso sei diventato sua santità ?

Vaffanculo chi difende qualcuno sempre e comunque: la critica è fondamentale per migliorarsi idioti !

Un vaffanculo a chi sostiene le teorie del complotto: vivete di aria fritta e non sapete nemmeno di che state parlando.  Oh e non dimentichiamoci di quelli che sono contro la sperimentazione animale:”avete firmato un referendum su una pratica che è già illegale“.

Un vaffanculo agli amici di una volta, che non avete mai neanche una volta chiesto come sto, non mi avete mai neanche mandato un messaggio per sapere se sono vivo.

Vaffanculo ai cattolici, ai protestanti e agli atei: che diavolo ve ne frega quali sono le mie idee sulla religione ? Per quanto mi riguarda potete anche credere in un gigantesco mostro di spaghetti volante e vivrei uguale.

Un vaffanculo a chi ho messo il cuore in mano e me lo ha distrutto. Sono sopravvissuto anche senza di voi, grazie mille.

Ma un vaffanculo va te, Francesco, che nella tua venticinquesima ora ti accorgi di non essere tanto diverso dagli altri, che hai gli stessi difetti e gli stessi pregi, e dentro di te lo sai che puoi cambiare tutte le identità del mondo, ma resterai sempre quel puntino invisibile in un mare di 7 miliardi di persone.

L’arte dell’Ironia

Mi rendo conto che leggendo questo blog, si possa aver sviluppato nel tempo l’idea di un Francesco Triste, infelice e malinconico, propenso alla depressione e tendente al percepirsi come un entità completamente separata dal resto del mondo, incompreso e odiato e di tanto in tanto, con una propensione verso all’ottimismo e alla voglia di costruire.
Al contrario, chi con me ci studia, ci lavora e ci ragiona, ha un opinione profondamente diversa: Ironico, amante del nosense e di tutto quello che provoca fastidio e confusione nell’interlocutore, spensierato, allegro, amante delle scienze e appassionato di qualsiasi cosa possa essere grottesco e strano, amante di notizie strane da ama raccontare per suscitare stupore.

Entrambi questi mondi (a parte qualche eccezione) si ignorano a vicenda, non sospettando che in realtà io sia un collage di due modi completamente opposti di esistere. Una sorta di doppia personalità che vivono a fasi alterne, che colgono aspetti diversi della vita, in una sorta di osmosi che si traduce nel riproporre la stessa tematica in salse completamente nuove.

Ho sempre avuto un’idea ben precisa di ironia e di umorismo, molto spesso mi sono ispirato all’umorismo di tipo Pirandelliano: Un umorismo a tratti drammatico, molto vicino al black Humor. Mi piace scherzare citando, imitando e riproponendo qualcosa che ho letto e apprezzato in passato. Mi piace parlare di storia, di chimica e di letteratura ridicolizzando e beffeggiando gli argomenti, trasformandoli in storielle assurde e divertenti, divertendomi (tra l’altro) da morire nel vedere le espressioni perplesse delle persone che, giustamente, si chiedono se il mi stato di salute mentale sia buono.
Molto spesso tematiche affrontare scherzosamente diventano per me argomenti seri, materia su cui elaborare e trarre delle conclusioni non indifferenti.

Per me l’ironia è uno strumento estremamente potente, in grado di spiazzare le persone e metterle di fronte alla realtà della vita: “Niente è da manuale, niente è teorico, ma puoi trovarti di fronte qualcuno che ti sta dicendo una sciocchezza in modo convincente e se non te ne rendi conto, rischi di fare brutte figure

Perché non c’è niente di più divertente che improvvisare un fatto, con dettagli annessi e connessi, e leggere il terrore negli occhi dell’altro, tant’è che spesso non vengo nemmeno preso sul serio. E la cosa mi sta bene. Chi mai vorrebbe essere costantemente preso sul serio ? A volte non sarebbe bello poter parlare liberamente e lasciare agli altri di decidere quanto di quello che è stato detto sia vero ? La cosa veramente bella però è sapere che alcune persone imparano a conoscerti e a distinguere il confine tra la mia ironia e la mia realtà, diventando essi stessi parte del mio mondo meta-ludico, basato sull’arte dell’ironia improvvisata e dell’assurdo.

ora però vi rigiro il tema. Che tipo di Ironia avete ?

Nuovi collaboratori

E’ da un po’ che mi frullava per la testa l’idea che Spazi tra le Parole abbia bisogno di un rinnovamento,  un’espansione del progetto volto ad aumentare il raggio d’azione della sperimentazione.

Così ho deciso di allargare l’orizzonte,  ai nuove prospettive inglobando nel progetto altre persone, che hanno condividono l’esigenza di comunicare riflessioni, pensieri e stati d’animo.

Chiunque fosse interessato a contribuire a questo sito può contattarmi alla mail Spazitraleparole@yahoo.it inviandomi una breve biografia con magari la propria idea su come contribuire al sito, sono accetti poeti, scrittori, disegnatori e fotografi, non esistono limiti nei temi trattati. Potete pubblicare, come quando e cosa volete 🙂 Insomma massima libertà.

L’arte della felicità: Come andare al cinema e ritrovarsi con un gioiello tra le mani.

Fin quando i musicisti guideranno i taxi, fin quando i poeti serviranno ai tavoli, fin quando i migliori saranno al soldo dei peggiori…allora stiamo andando dritti verso l’apocalisse.

Piccolo manuale della felicità. Così descriverei L’arte della Felicità, film di Alessandro Rak, che ho avuto il piacere (e l’onore di vedere). Una Napoli triste, piovosa, piena di cumuli di immondizia e una storia.

Sergio Cometa, un ex- musicista che ha ereditato la licenza dello zio. Un uomo perso, senza più una direzione, privo dell’unica stella che gli segnava il cammino, suo fratello Alfredo, che ha lasciato tutto per seguire il Buddismo. Un uomo che vive con il rimpianto di non aver potuto esaudire il sogno di diventare musicista con il fratello.

Ma una serie di incontri, pittoreschi, belli ed emozionanti non fanno altro che indirizzare Sergio verso l’unica direzione che si era rifiutato di percorre, portandolo finalmente a prendere le redini della sua vita in un impulso esistenziale che lo riporterà ad essere felice.

Un film disegnato bene, raccontato in maniera incredibile ed emozionante, con una colonna sonora da brividi. Un film che ho visto senza sapere nulla della trama, sapendo che il disegnatore aveva curato la grafica dei due album della band napoletana Foja (di cui possiamo ascoltare alcune tracce), e ritrovarmi lì, in quel cinema è stata un’illuminazione. E’ un po’ come quando incontri un vecchio amico che non vedi da una vita e ti ricordi dei momenti belli che hai passato con lui e ti viene voglia di riaverli, una sorta di carburante per l’anima. E’ esattamente la tisana di cui hai bisogno quando sei stanco e l’unica cosa che vuoi e riposarti, sorseggiare qualcosa di caldo e che ti dia un piacere sottile, che riscalda le membra.

Si possono dire tante cose sull’ arte della felicità. Ma credo che per me è il film che avrei dovuto vedere. Un film che ti pone domande non semplici come “Cos’è la felicita ?” “Come la si raggiunge ?” “qual’è il segreto della felicità ?” Interrogativi esistenziali, perché in effetti siamo tutti dei tassisti perduti che caricano passeggeri, infelici, allegri, malinconici, che ci raccontano la loro vita, ma non hanno nemmeno un riguardo di noi.  Abbiamo tutti la sensazione di essere un po’ impantanati in una città piovosa piena di rifiuti, che non ci da scampo alla ricerca di noi stessi.  Eppure, possiamo tornare a vedere il sole, possiamo riscoprirci e imparare ad essere felici. E il film prova a darti delle risposte semplici, forse basilari ma che tendiamo a dimenticare perché vivere in una società che identifica la nostra identità con le cose che possediamo ci porta a dimenticare il concetto semplice quanto profondo di felicità intesa come bene collettivo perché, come dice Alfredo Cometa:

Noi siamo vasi comunicanti, devi cercare di essere felice. Fallo per il mio bene

Esperimenti linguistici

Ho sempre trovato affascinante il dialetto Napoletano e ho sempre notato delle sfumature di significato che non possono essere tradotti in italiano. Concetti, molti noti, molti più di nicchia ma che comunque rendono questa lingua (perché è fondamentalmente una lingua) una delle più affascinanti.

Così ho provato a scrivere in Napoletano, con tutte le limitazioni legate all’ortografia (ho cercato dappertutto, ma mi sono dovuto affidare un po’ alla memoria e  un po’ a quel po’ che c’era in giro).

Spero apprezzerete 🙂

‘Na jatta

Comm a ‘na jatta,

sott a chesta neve,

cu doje uocchie

ca so’ doje sul,

tu me guarde,

io nun saccie che fa.

Me siente alluccà

o’ nomm tuoje

e je me sento

senza nu’ mare.