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Ero in Piena crisi. Confusione,paura,totale sviluppo del mio essere, e stavo adempiendo al mio dovere di umano: Ritrovarmi. Stavo imparando tante cose (su di me e sul mondo) cose che mi stavano aiutando a migliorare la qualità della mia vita interiore e che , potenzialmente, potevano aiutare le altre persone. Volevo mettere tutto nero su bianco perché volevo lasciare qualcosa, perché non volevo dimenticare.

Poi un giorno mi hanno consigliato di scrivere i miei pensieri in quadernino e così i primi di gennaio ne presi uno e iniziai. Mi diedi un Ri-benvenuto a me.

Oggi sto bene ma dentro di me, nei reconditi angoli della mia mente, c’è ancora un po’ di paura. Paura di sbagliare, di ritornare ad essere quel guscio umano. Avevo bisogno di un ancora, il quadernino.

“Ricordo perché ho pensato questa cosa” Mi dicevo mentre lo rileggevo. “ Si, questo me lo dico ancora” continuavo…tutto era lì…alcune delle mie risposte, della mia gioia e della mia felicità.

Tutto e in quelle pagine, conservato con cura dall’inchiostro e dalla carta e non buttato in un server. Lasciato morire per sempre, senza alcuna utilità.

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movimenti interni dell’anima

Sono le 14:32 di Domenica pomeriggio e mi lascio avvolgere dal tepore. L’aria condizionata sibila e sputa aria calda, alimentando la sensazione di quiete che si respira nell’aria  Un sole splendente penetra nella mia stanza, in perfetto contrasto con il freddo pungente ed il forte vento che scuota gli alberi che si trovano proprio vinco al mio balcone.

Leggo. Le parole semplici e potenti mi entrano dentro e mi trascinano e io permetto loro di portarmi dove vogliono. Leggo “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman e non posso fare a meno di apprezzare l’eleganza del suo stile. Erano anni che desideravo leggere questo libro e adesso ne ho finalmente la possibilità. Avrò letto a malapena 50 pagine ed è già riuscito a colpirmi. Ho già capito che sarà uno di quei libri che ricorderò con affetto e che lascerà una traccia indelebile in me. Tra le tante parole, incastrate tra loro una frase mi atterrisce e si condensa in me

“Considero i rapporti degli altri con me. Per quanto poco sia, qui non c’è nessuno che abbia comprensione di me nel mio complesso.” E questa frase riecheggia come se fosse stata urlata in una grotta.

Che sia vero anche per me ?
Ho riflettuto spesso su questa frase, sull’impressione che suscito nelle persone e sono quasi certo che molte delle persone che si reputano mie amiche non sappiano veramente cosa mi passi per la testa, E “per la testa” Non intendo i miei pensieri. Sto parlando dei movimenti interni dell’anima, sto parlando delle angosce, delle paure, delle semplici riflessioni quotidiane. Mi riferisco a tutta quella vasta gamma di percezioni che costituiscono un individuo.

Allora ho iniziato a rispolverare i libri importanti e sono arrivato alla conclusione che forse è tutta una questione di percezioni e di cosa noi lasciamo trapelare di noi. per alcuni sono semplicemente geloso di me stesso, qualcuno direbbe una sorta di Narciso, ma per essere tale si presuppone come condizione necessaria un’amore spropositato verso se stessi. E io non credo di amarmi. Non ho mai avuto stima di me, non mi sono mai ritenuto niente di speciale e non ho mai agito pensando di meritarmi qualcosa. Non ho mai agito pensando di pretendere mai niente, lasciandomi così il dubbio se io abbia il diritto di aspettarmi qualcosa di più che delle solite circostanze, delle solite conferme e delle solite inevitabili situazioni che, come un loop, si ripetono incessantemente, della desertificazione che ormai si espande intorno a me.